Crea sito

STORIE DI ANIMALI

Squali: tra Miti e Divinità

Nessun altro animale genera un tale fascino e timore come lo squalo. Essi compaiono all’improvviso, spesso provenendo dalle oscure profondità marine e poi scattano via o procedono in cerchio. Oppure girano in tondo e poi attaccano, o colpiscono e fuggono via, o ancora rimangono per divorare. Ma quanto sembra dettato dall’imprevedibilità o dalla volubilità è, in realtà, indice della nostra ignoranza. La risposta occidentale a questa scarsità di informazioni è stata condannare gli squali a essere considerati malvagi demoni degli abissi; al contrario, le civiltà che hanno vissuto a più stretto contatto con loro, li hanno identificati come entità religiose e non mostri.

Questo fenomeno si è riscontrato particolarmente nelle Hawaii, dove i primi abitanti di queste isole puzzi-puzzles-sharks-in-hd-7f3884-h900possedevano nove dei e semidei squalo, senza contare gli spiriti guardiani e i protettori della famiglia, noti come aumakau. La più importante delle divinità, Ka’ahupahau, viveva in prossimità di Pu’uloa (ora Pearl Harbor) e proteggeva l’isola di Oahu dagli altri squali. Insieme al fratello, Kahi’ukaI, era nata umana e solo in seguito si era trasformata in squalo, pur mantenendo il ricordo della sua vita precedente, quando era nota per i suoi capelli rossi. Secondo le leggende, un giorno in cui i fedeli le stavano portando delle collane di fiori, dette lei, una ragazza del posto prese la più bella per sé. Rimproverata per la sua mancanza di rispetto, la ragazza afferrò la collana e corse via, recando una grave offesa. Ma mentre nuotava verso una roccia, la dea squalo disse agli altri squali: <<Quella ragazza è viziata ed egoista e non mostra alcun rispetto. Merita di morire!>>. E così, uno di loro soddisfò il suo desiderio trascinando la ragazza in mare e uccidendola. La dea, però, aveva da poco acquisito i suoi poteri divini, così, dopo aver ordinato la morte della ragazza e saputa la sua fine, si rammaricò per la leggerezza con cui aveva esercitato le sue facoltà. Ka’ahupahau promise che gli squali non avrebbero mai più attaccato gli uomini a Pu’uloa e il popolo di Oahu la ricompensò fornendo cibo a lei e a suo fratello e ripulendoli da eventuali cirripedi e remore.

 

 

Il Cane che Prima di Morire si Trasformò in un Uomo

Ogni storia porta con se una morale, un insegnamento. Non so se questo è il caso, so solo che è una storia vera, toccata personalmente. Vi racconterò del cane che prima di morire si trasformò in un uomo.

Faceva caldo quell’estate, i raggi riflettevano una luce dorata e il vento mite, tipico di quelle zone, si presentava come una leggera brezza. Io ero piccolo, poco più di un ragazzino, ancora un pò goffo e sempre con il sorriso sul viso. Io e i miei zii eravamo in quella zona di macchia maremmana, tra la collina e la pianura, per dare il benvenuto ad un nuovo membro della nostra famiglia: eravamo li per adottare un cane. Quanto erano belli! Tutti pelosini, con un colore tendente allo scuro e con un gran testone, ereditato quasi esclusivamente dal padre. Alla fine scegliemmo un bel maschietto con il manto tigrato e gli demmo il nome Hans. Il cane crebbe ed io con lui. Eravamo inseparabili, quando le condizioni mi permettevano di stare con lui! Eravamo come fratelli. Il sentimento che ci legava era qualcosa di forte, ma talmente forte che a volte, quando ero separato da lui mi mancava e non vedevo l’ora di rivederlo presto. Da giovane era già un cane di taglia grande, ma come tutti i giovani la voglia di giocare era insaziabile e quindi molte volte tra me e lui finiva a zuffa. Ero incuriosito mentre osservavo che seguiva tutte le procedure del codice del gioco alla lettera anche con me, un umano. Eseguiva un inchino scodinzolante, io rispondevo all’inchino e lui mi era già addosso; ma da povero umano che sono, con la mia carne tenera, finivo presto di giocare e me ne tornavo a casa la sera con qualche graffio in più. Da adulto si calmò, ma il suo attaccamento verso di me non mutò mai e cresceva anno dopo anno, provando io stesso la medesima cosa. Tutti ci vedevano come fratelli diversi.

cane-uomo-sguardo

 

Un giorno stavamo passeggiando vicino ad una trattoria dove un’allegra brigata stava festeggiando con salumi e vino. Tutto accadde in un secondo. Da dietro un vaso spuntò fuori un lupo cecoslovacco, massiccio e possente, che rizzando il pelo si avvento’ su Hans ferendogli un orecchio e tirandomi, accidentalmente, una poderosa zampata sul ginocchio. La mia mano fu più veloce del mio pensiero, sfoderai al lupo un pugno, che lo disorientò per qualche secondo, tempo sufficiente per metterci al riparo. A casa la mia ferita fu medicata e Hans, come dispiaciuto dell’accaduto, mise il muso sulla mia gamba malandata e così rimase, immobile, per parecchio tempo. La ferita si rimarginò e anche il buchetto sull’orecchio del cane passò, ma la sua reazione mi dimostrò più che mai che lui non era solo un cane, lui era vita e capiva, si frustrava per la vita altrui.

Gli anni passarono e i problemi iniziarono a farsi sentire, ma quanto eravamo lontani da sapere la gravità della cosa. Col tempo il mio fratellino iniziò a comportarsi in maniera strana. Nuvole nere si avvicinavano all’orizzonte e la notizia gelò il sangue più del freddo: gli diagnosticarono un tumore. Si è tentato di operarlo, ma in vano. Il morbo ero più forte, come inchiostro nero che si sparge in tutto il volume dell’acqua, il tumore lo stava portando via con sè. Camminare diventò un’impresa, fare i propri bisogni era impossibile, mugugni stanchi e doloranti echeggiavano la notte. La decisione al riguardo fu presa, lo dovettero sopprimere. Entrammo dal veterinario, lui con aria rassegnata e io con la faccia pietrificata. Non c’erano emozioni in me, solo il vuoto che mi opprimeva e mi avvolgeva. Tenebre nella testa e nel cuore, solo un turbinio di emozioni e del gran amaro in bocca. Il sedativo non era abbastanza, quanto eri forte amico mio. Io ero attonito, lo tenevo tra le mie braccia, lo consolavo, lo abbracciavo. Di colpo si staccò da me e si diresse verso la veterinaria, poggiando il muso sulle sue gambe, come con me quel giorno del lupo. La guardava come se dicesse: “Non è colpa tua”, con quegli occhi che per un essere umano significano solo una cosa, dispiacere e perdono. E li finì la sua vita, un suono sordo, un tonfo che penetrò nell’animo con un masso nell’oceano. Il momento della “puntura” arrivò e li lo toccai per l’ultima volta.

Faceva caldo e i raggi riflettevano sul sudore della mia pelle mentre seppellivo il mio fratellino, che mi dimostro’, con il gesto al veterinario, che un cane, anche se in punto di morte trova sempre la forza per perdonare.

 

La Tartaruga e le Due Anatre

Da una favola araba trattata nel “Kalila e Dimna” i002_th

Due anatre e una tartaruga vivevano insieme sulle rive d un grande lago. Erano lì da molto tempo ed erano diventate amiche. Quell’anno la pioggia non era mai caduta e il sole splendeva più cocente del solito, così il lago si prosciugava ogni giorno di più. Le due anatre erano preoccupate e, dopo un consulto fra di loro, dissero alla tartaruga: – Cara amica, ormai l’acqua rimasta nel lago è pochissima. Dobbiamo salutarci, abbiamo deciso di partire e di andare a cercare un posto con più acqua.

– Mi sono accorta che l’acqua si abbassa a vista d’occhio e temo di morire di sete. Vorrei andarmene da qui anch’io, rispose la tartaruga.

Allora vieni con noi, proposero le anatre.

Ma come faccio a seguirvi? Voi sapete volare a grande velocità e io so solo nuotare e poi sono troppo pesante per salire sulla schiena di una di voi. Le anatre ci pensarono un po’ su e poi proposero alla tartaruga una soluzione.

Ognuna di noi afferrerà con il becco la punta di un bastone, mentre tu ti aggrapperai al bastone con la tua bocca. Così potremo volare tutte e tre insieme fino a un altro lago più ricco di acqua.

La tartaruga era entusiasta dell’idea e si mise a gridare: – Meraviglioso! Sarò la prima tartaruga volante della storia.

Ma devi essere molto prudente e tenerti saldamente al bastone con la bocca, si raccomandarono le anatre – e soprattutto non devi aprire bocca per nessun motivo! Tu sei una grande chiacchierona e ti devi controllare, anche se senti la gente che parla di te, non devi assolutamente rispondere.

Certamente, non preoccupatevi!- le rassicurò la tartaruga. Il giorno dopo le tre amiche si misero in viaggio: le anatre reggevano il bastone con il becco, facendo un grande sforzo e la tartaruga stava aggrappata con la sua bocca. Ma, dato che volavano a bassa quota e vicino ai tetti delle case, la gente vide quello strano terzetto e si mise ad esclamare: – Guardate che cosa straordinaria: una tartaruga che vola! La tartaruga non poté resistere a lungo, aprì la bocca per rispondere; cadde a terra e lì rimase per sempre; sola e senza acqua.images

 

Il Motivo per cui l’Elefante è così Grande

Narra una leggenda africana che, all’origine del mondo, l’elefante aveva la statura degli altri animali, nonostante ciò era il più prepotente, voleva comandare su tutti ed essere servito e riverito come un re.

Gli abitanti della savana, stanchi delle sue prepotenze, si riunirono di nascosto in assemblea e dissero: – Non vogliamo più sopportare le angherie dell’elefante, tutti noi viviamo nel terrore, ogni protesta e ogni ragionamento non sono serviti a niente. E’ ora che facciamo qualcosa per fargli capire le nostre ragioni. Discussero a lungo fino a che, di comune accordo, decisero di dargli una sonora lezione. Invitarono il prepotente in un’ampia radura dove gli avevano apprestato un ricco banchetto per abbonirlo e per tenerlo occupato. L’elefante aveva accettato ben volentieri, tutto contento di essere così ossequiato; mentre era assorto a gustare il pranzo, gli animali lo circondarono e cominciarono a dargli tante botte con le zampe e con le corna sino a gonfiarlo tutto, da capo a piedi! Il malcapitato, alquanto malconcio, andò a tuffarsi nel vicino fiume per dare refrigerio alle tante ferite che aveva sul corpo. Gli ci vollero parecchi giorni per guarire e, quando i dolori furono passati e le piaghe rimarginate, l’elefante, specchiandosi nell’acqua del fiume, vide che il suo corpo era rimasto tutto gonfio, enorme, pesante! Soltanto le orecchie erano rimaste come prima e certamente non facevano bella figura in quel suo grande testone!

Era diventato il più grande animale della savana, ma il suo regno di terrore era finito! Ora non avrebbe più potuto comandare nessuno, nemmeno sugli animali più piccoli, perché la sua grande mole avrebbe ricordato a tutti la lezione avuto nella radure. E fu così che l’elefante, da quel giorno, prese a camminare con le orecchie abbassate per la vergogna.

X2ddcl

 

Un voto al post?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*